La tortura PDF Stampa E-mail

In Italia la tortura esiste, il reato no. A ricordarcelo con noi a Jailhouse Rock Ilaria Cucchi, proprio nei giorni in cui si aprono nuovi scenari nel processo per la morte di Stefano. In questa puntata abbiamo ascoltato le testimonianze rilasciate ai microfoni di Jailhouse Rock da Benedetto Labita e Giuseppe Gulotta, torturati e poi assolti. E su questi temi abbiamo ascoltato anche le riflessioni di Beppe Carletti dei Nomadi, Renato e Michele degli AK47, Teresa De Sio.

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La legge penitenziaria PDF Stampa E-mail

Sono passati 40 anni da quando è stata approvata la legge che governa le carceri italiane. Ma sono passati 40 anni anche da quando Bruce Springsteen ha scritto Born to Run. È su questo pezzo, e sulla riforma in atto della legge penitenziaria, che si apre la nuova stagione di Jailhouse Rock. A parlarne lo storico Sandro Portelli e il Direttore Generale Banca Etica Alessandro Messina.

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Bollate band PDF Stampa E-mail

Ci hanno accompagnato settimana dopo settimana proponendoci grandiose interpretazioni degli artisti trattati in trasmissione. In questa puntata i protagonisti sono loro, i nostri amici musicisti che collaborano a Jailhouse Rock da dentro il carcere di Bollate. Le loro storie, i loro brani inediti, il loro percorso musicale: tutto questo ascoltiamo dalle loro voci e dai loro strumenti. La nostra conduzione da studio è affiancata a quella del nostro amico Francesco Mondello, agente di polizia penitenziaria, da Bollate. E Johnson Righeira ha ricordato il concerto del 16 aprile 2013, quando Jailhouse Rock organizzò un concerto dei Fratelli Righeira e dei musicisti del progetto Freedom Sounds di Bollate, che hanno suonato assieme sul palco dell’auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare a Milano.

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Tom Waits PDF Stampa E-mail

Un grande bluesman bianco, un uomo dell’underground statunitense, uno sperimentatore fondamentale nella storia della musica rock. La voce inconfondibile di Tom Waits, la voce affogata nell’alcol e arrugginita dal tabacco, la voce dolce e rude, la voce in bianco e nero. Tom Waits frequenta la parte più marginale e marginalizzata della città di Los Angeles e le sue canzoni si riempiranno di queste storie. Con noi a Jailhouse Rock Renzo Ulivieri, presidente degli allenatori di calcio italiani, ha parlato degli stereotipi che esistono nel calcio e di altro ancora.

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Vasco Rossi PDF Stampa E-mail

Il 20 aprile del 1984, mentre stava provando gli impianti del Variety a Bologna, due carabinieri gli si avvicinarono. Poco dopo i tre si recarono insieme a Casalecchio di Reno, dove Vasco Rossi viveva e suonava con la sua band dentro un capannone. Il Blasco consegnò spontaneamente i ventisei grammi di cocaina in proprio possesso. Venne arrestato immediatamente e portato nella prigione di Pesaro. Per ventidue giorni abiterà la cella numero ventidue. Poco prima, là dentro si era impiccato un detenuto di origini iraniane. La prossima volta forse non si affretterà a consegnare la droga con tanta solerzia. “Certo che sei un bel fenomeno anche tu a farti prendere così!”, canterà in Cosa c’è, la canzone scritta pochi giorni dopo aver riacquistato la libertà. Con noi a Jailhouse Rock è stato Livio Ferrari, cantautore e autore insieme a Massimo Pavarini del libro No prison.

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Peter Tosh PDF Stampa E-mail

In Jamaica, in un braccio della morte, Dennis Lobban ha trascorso tanti e tanti anni. Lui si è sempre proclamato innocente. Ma i giudici non avevano dubbi nel considerarlo il responsabile dell’omicidio di Peter Tosh, avvenuto l’11 settembre 1987 a Kingston. La sua condanna fu trasformata in carcere a vita nel 1995. In questa puntata Filippo Giunta, organizzatore del Rototom Sunsplash, il più grande festival reggae al mondo, ha raccontato ai microfoni di Jailhouse Rock la sua assurda storia: sei anni di processo con l’accusa di spingere le persone a usare droga durante il festival e infine, pochi giorni fa, l’assoluzione.

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El-Haqed PDF Stampa E-mail


Il rapper marocchino Mouad Belghouat – in arte el-Haqed, l’arrabbiato – ha partecipato ai moti della primavera araba. Non è un estremista. È piuttosto un democratico convinto, componente del Movimento 20 febbraio, il movimento giovanile e universitario di opposizione alla monarchia, parte attiva della primavera araba marocchina. Cantava canzoni che non sempre piacevano al regime. Durante una delle sue carcerazioni ha portato avanti uno sciopero della fame per far sapere al mondo quel che accade nelle prigioni del Marocco e per denunciare le terribili condizioni di detenzione. La notizia della sua protesta è arrivata al mondo intero grazie al fratello Abderrahim. Il cantante non poteva telefonare a nessuno, denunciava abusi da parte degli altri detenuti, soprusi da parte delle guardie. Con noi in questa puntata di Jailhouse Rock è stato Nabil Salameh dei Radiodervish, un gruppo che da sempre guarda al Mediterraneo all’incontro pacifico tra le culture che lo abitano e che ha pubblicato da pochi giorni il suo ultimo album dal titolo Café Jerusalem.

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Joe Cocker PDF Stampa E-mail

Il 14 ottobre 1972 Joe Cocker è in tour in Australia. Viene arrestato alle dieci di mattina nella sua stanza d’albergo insieme a ben sei componenti della band con l’accusa di possesso di marijuana. La sera precedente avevano regolarmente suonato. Poche ore dopo viene rilasciato dietro il pagamento di una cauzione di mille dollari. Ma è invitato ad andarsene immediatamente dall’Australia. È persona non gradita. Lui resta. Deve ancora suonare. Le ore trascorrono. Tutti – polizia, governo, giornali, staff del cantante – fanno melina aspettando le mosse dell’avversario. Il ministro dell’Immigrazione spiega alla stampa che l’ordine di espulsione verrà eseguito con la forza. Il cantante costituisce un cattivo esempio per i giovani australiani. Il tempo passa, senza che tuttavia ciò accada. Crescono le proteste dei fan contro quello che viene indicato come un ingiusto provvedimento di deportazione. L’arresto di Joe Cocker si sta dimostrando controproducente per chi voleva stigmatizzare il suo comportamento immorale. Addirittura, si avvia il dibattito pubblico sulla legalizzazione della marijuana. Con noi a Jailhouse Rock Flavio Romani, presidente Arcigay, a parlare del nostro Atletico Diritti e delle discriminazioni nel calcio.

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Patrizio PDF Stampa E-mail

Se esci dal carcere napoletano di Poggioreale e giri a destra, in pochi minuti a piedi ti ritrovi davanti a un grande parco. Nel parco c’è il cimitero di Poggioreale. Lui oggi è lì, sepolto in quel cimitero a pochi passi dal carcere. Il carcere lo ha cantato tante volte nelle sue canzoni. Aveva ventiquattro anni quando è stato trovato morto per overdose nel quartiere Barra di Napoli. A Napoli era nato, il 27 novembre del 1960. Sulla lapide della tomba di Patrizio Esposito, noto semplicemente come Patrizio, si legge questa frase: “Un grande artista è figlio di Dio. Non muore mai ... Mai più! Tu, figlio della canzone, scugnizzo della canzone. Napoli, tu cantavi, ora Napoli canta a te”. La frase è del poeta Vittorio Annona. Con noi in questa puntata di Jailhouse Rock Andrea Cassese, giovane cantautore napoletano che ha da poco pubblicato il suo disco di esordio, Oltre gli specchi, nel quale dedica la canzone L’ombra del muro al tema dei suicidi nelle carceri.

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