Joe Pass PDF Stampa E-mail

Uno dei più grandi chitarristi jazz del secolo scorso, cominciò la sua carriera musicale in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti. Synanon non era un centro qualunque. Come le inchieste successive misero in luce, somigliava più a una prigione o alla residenza di una setta religiosa. Joe Pass, arrestato nel 1954 perché trovato con una rilevante quantità di eroina, all’età di trent’anni decise di rinchiudersi a Synanon, a Santa Monica in California, a pochi metri dalla spiaggia e dalla Pacific Coast Highway. Era il 1960. Vi restò tre anni. In quella strana comunità terapeutica iniziò a suonare una Fender Jaguar di proprietà del centro. Quella chitarra resterà il suo strumento anche quando tornerà nel mondo libero. Non era facile andarsene da Synanon. Lui riuscì a lasciare quel posto forse proprio grazie alla Fender Jaguar e a un disco che aveva dato notorietà alla comunità. Nel 1961 era uscito, per la Pacific Jazz Records, l’album dal titolo Sounds of Synanon, suoni di Synanon, interamente realizzato da pazienti del centro. Joe Pass aveva messo in piedi una jazz band di tossicodipendenti e alcolisti. Oggi possiamo così ascoltare la sua strepitosa chitarra jazz in decine di album.

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Mötley Crüe PDF Stampa E-mail

“Ho amato la prigione”, ha raccontato Tommy Lee, batterista della band heavy metal californiana dalle vendite stratosferiche, riferendosi ai quattro mesi trascorsi nel carcere di Los Angeles. “Pensavo che non dovevo fare interviste, non dovevo rispondere al telefono. Solo pace e silenzio totali”. Una pace e un silenzio non proprio frutto di una libera scelta. Entrato in prigione il 20 maggio 1998 per aver picchiato l’allora moglie Pamela Anderson, nella sua cella di circa cinque metri quadrati doveva necessariamente alloggiare da solo. Per questioni di sicurezza, non gli era permesso avere contatti ordinari con gli altri detenuti. Come aveva spiegato un addetto ai lavori, nessuno può picchiare una dea come Pamela senza che qualcuno cerchi di farlo fuori. “I suoi amici saranno gli scarafaggi”, aveva aggiunto. A Jailhouse Rock il regista Filippo Vendemmiati e la volontaria in carcere Antonella Prota Giurleo.

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Sud Sound System PDF Stampa E-mail

Nandu Popu è stato con noi in diretta in questa puntata dedicata al suo gruppo dei Sud Sound System, grande band reggamuffin salentina da sempre attenta ai problemi sociali. I Sud Sound System hanno portato la loro musica nel carcere di Lecce.  Nandu ha ascoltato in diretta la cover di "Bisogno d'amore" realizzata dai nostri eccezionali collaboratori musicisti del carcere di Bollate e ne è rimasto impressionato. Questa puntata di Jailhouse Rock è dedicata a Carlo Saturno, che da ragazzo nel minorile di Lecce aveva subito abusi per i quali era pronto a testimoniare in processo, ma che è morto senza poterlo fare in circostanze ancora non chiare per un lenzuolo legato al collo nel carcere per adulti di Bari.

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UB40 PDF Stampa E-mail

Gli UB40 sono stati la band che ha portato il reggae nel Regno Unito come mai prima era accaduto. L’11 maggio del 1981 moriva Bob Marley. Diciotto giorni dopo, il 29 maggio di quell’anno, usciva un album degli UB40 che conteneva One in ten, una canzone che divenne parte della colonna sonora delle rivolte di quegli anni. Nell’Inghilterra del thatcherismo chiunque poteva diventare una statistica. “Sono l’uno tra dieci, un numero in un elenco, sono l’uno tra dieci, anche se non esisto, nessuno mi conosce, anche se sono sempre là, una statistica, un promemoria di un mondo che non se ne cura”. UB40 è la ‘unemployment benefit, form 40’, il modello attraverso cui si richiedeva il sussidio di disoccupazione.

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Courtney Love PDF Stampa E-mail

È difficile che un ragazzino italiano vada a finire in galera per un classico taccheggio nel supermercato. In un caso del genere il Tribunale dei Minori si rivolge alla famiglia, in seconda battuta alla scuola e infine chiama in causa i servizi sociali. Se davvero nessuno intende farsi carico del giovane, dispone l’invio in una comunità. La galera vera e propria non entra in gioco. Negli Stati Uniti d’America invece, i ragazzi difficili o presunti tali sono trattati senza troppe sottigliezze come dei delinquenti. Courtney Love era una ragazzina difficile quando è entrata in un istituto penitenziario per minori. La futura moglie del leader dei Nirvana aveva rubato una semplice maglietta e fu mandata, quattordicenne, a svernare per qualche tempo nel riformatorio di Hillcrest, a Salem, la capitale dell’Oregon. A tutt’oggi viene considerata un’ospite assai di lusso tra coloro che hanno mai varcato la soglia di quella prigione, una sorta di fiore all’occhiello dell’istituzione, a rischio altrimenti di restare anonima. Quell’esperienza la segnò, senza tuttavia cambiarla. Lei, che aveva avuto un’infanzia e un’adolescenza turbolente, che da giovanissima aveva assaggiato anche la vita da spogliarellista, ha continuato a intrattenere relazioni pericolose con la giustizia. Tante volte sarà arrestata da maggiorenne per vicende legate ai suoi eccessi di vita. Riuscirà però a non finire mai in una galera per adulti. Con noi a Jaihouse Rock, in questa puntata dedicata a Courtney Love e al suo gruppo delle Hole, è stato Pino Foderaro, ricercatore medico nonché chitarrista dei Poottana, tribute band dei Nirvana formatasi nel 2013 e che ha suonato in vari locali di Seattle.

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Pino Daniele PDF Stampa E-mail

Il carcere napoletano di Poggioreale è uno dei più drammatici d’Italia. Forse il peggiore di tutti. I detenuti hanno passato anni e anni chiusi in cella fino a ventidue ore al giorno, trascorrendo la proverbiale ora d’aria in cortili stretti e sovraffollati, senza riscaldamento, con difficoltà a fare la doccia, senza spazi dove poter trascorrere tempo insieme, mangiando cibi freddi o malamente risaldati su fornelli adagiati nei bagni. Assistenza sanitaria scadente, poca igiene e troppe persone in ambienti fatiscenti facilitano il diffondersi di malattie spesso dimenticate nel mondo esterno. Ma quel giorno del settembre 1995 tutto questo non esisteva più. Tutto questo era dimenticato dai detenuti seduti sulle panche ad ascoltare. Tutto scompariva di fronte a lui che prendeva in mano la sua chitarra e cominciava a suonare. “Volevo stare un po' con voi, farvi conoscere più da vicino chi sono e perché scrivo canzoni”, dice. “Ho pensato che la musica, per qualche attimo, può aiutarci a scurda' 'e guaie. Allora ho detto: mo' ci vado. E vediamo che succede”. Erano circa duecento i detenuti lì riuniti. Quasi tutti giovanissimi. Urlavano, cantavano, erano insieme a lui. A lui che adesso non c’è più e che a Jailhouse Rock vogliamo ricordare così. In questa puntata di Jailhouse Rock ascoltiamo le testimonianze di Enzo D’Alò, grande regista di animazione, che in Opopomoz ha ospitato la sola colonna sonora che Pino Daniele abbia mai firmato per intero; di Antonio Bocola, regista di Fame chimica, ambientato a Milano ma pieno di Napoli e di Pino Daniele; del musicista napoletano Daniele Sepe, Ciao Pino.

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Puntata natalizia PDF Stampa E-mail

Gli auguri di Natale a modo nostro. A Jailhouse Rock ascoltiamo le canzoni più diverse che hanno cantato il 25 dicembre e quello che rappresenta. Da Johnny Cash a Bob Dylan, dai Tazenda (cantati dai nostri amici musicisti detenuti nel carcere di Bollate) a Frank Sinatra, da Elvis Presley ai Pogues. Auguri di ogni genere musicale, che raccogliamo a Jailhouse Rock per ascoltare assieme.

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Nick Drake PDF Stampa E-mail

Le canzoni di Nick Drake ti scendono dentro e non ti lasciano più. A Tanworth-in-Arden, il paese dove viveva e dove oggi è sepolto quel ragazzo morto giovanissimo e malinconico per aver ingerito troppi antidepressivi, ogni estate arrivano da tutto il mondo per il Nick Drake Gathering le persone che hanno voglia di suonare assieme per ricordarlo. Tutto è a misura sua, ricorda la fragilità e la passione di questo raffinato autore e chitarrista. Quando Jailhouse Rock è stata al Gathering, era stato preparato un braccialetto di ricordo. Attorno a un semplice filo verde era legata una piccola chitarra argentata con le sue iniziali: N.D. Invece di made in England o di made in Taiwan si leggeva “made with love”. Fatto con amore. Come quel concerto. Come il viaggio di ciascuna delle persone che erano andate là con i mezzi e con le storie più disparate. Come ogni singola nota che Nick ci ha lasciato.

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Scott Weiland PDF Stampa E-mail

Vien da pensare che se non si fosse chiamato Scott Weiland l’ultima volta che è entrato in un carcere non se la sarebbe cavata con soli tredici minuti di vita in cella. Nei suoi confronti non si può dire che la pena non sia stata flessibile. Arrestato il 21 novembre 2007 dalla polizia della California per guida in stato di ebbrezza, pagò 40.000 dollari di cauzione e tornò libero. Il successivo 28 aprile si tenne il processo e venne condannato a centonovantadue ore di prigione. La condanna comprendeva inoltre l’obbligo di seguire un programma di riabilitazione dall’alcolismo della durata di diciotto mesi, quattro anni di libertà condizionata, duemila dollari di multa. Entrò nel carcere di Los Angeles alle nove meno cinque della mattina del 12 maggio 2008. Uscì nello stesso giorno, alle sei e cinquantaquattro della sera. Circa centottantadue ore in meno del previsto. Tredici minuti in cella e il resto del tempo in giro per gli uffici della prigione a lasciare le impronte digitali, a firmare le carte di ingresso e di scarcerazione, a farsi visitare dal medico, a chiacchierare con guardie e detenuti, a svestirsi e a rivestirsi. A Jailhouse Rock il giornalista Matteo Bartocci ci ha raccontato la loro campagna ‘Mi riprendo il Manifesto’, per mettere in salvo una delle poche testate che è da sempre attenta ai temi del carcere e del garantismo penale.

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