Chet Baker PDF Stampa E-mail

Nel carcere San Giorgio di Lucca, il grande trombettista si fece sedici mesi di reclusione. Gli abbonarono qualche giorno per buona condotta, permettendogli di uscire in tempo per le feste natalizie, il 15 dicembre del 1961. Quel giorno, nella sacca che portava con sé verso l’uscita, c’era la sua tromba. Quella tromba l’aveva suonata lungo tutta la sua prigionia. I suoi compagni detenuti lo incontravano durante l’ora d’aria sempre con la tromba in mano e gli chiedevano in continuazione di suonare per loro Tintarella di luna, la canzone che Mina aveva inciso un annetto prima e che andava per la maggiore. Ma quando era solo in cella suonava altra musica. Suonava i più bei standard del jazz, come My buddy o ancora Someone to watch over me di George Gershwin. La sera, quando la città si faceva silenziosa, questa musica riempiva l’aria. Le persone andavano sotto le mura della prigione per ascoltarla. Ci fu addirittura un appassionato, proprietario di un negozio di musica da quelle parti, che si appostò con un mangianastri e registrò un bootleg. Sulla copertina ci mise, senza troppe rifiniture, l’immagine di una persona che suonava la tromba dietro delle sbarre. Lo chiamò: Chet Baker, dentro le mura. A Jailhouse Rock abbiamo ascoltato la testimonianza rilasciata ai nostri microfoni da Amedeo Tommasi, pianista jazz che in quegli anni suonò con Chet Baker nel Chet Baker Sextet.

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