|
Una giovinezza dentro e fuori dal carcere, nel vuoto della periferia di Austin degli anni ‘60 che si riempiva di droga. Quando esce di galera per l’ennesima volta ha circa quarant’anni e ne dimostra sessanta. La sua faccia è scavata, una mappa di sofferenza. Ma quest’ultima cella era diversa dalle altre. C’era un uomo che lo aveva spinto a guardarsi dentro. Gli aveva fatto ascoltare le canzoni di Townes Van Zandt, il poeta maledetto del Texas. Una folgorazione. Lui sente quelle parole come se fossero incise con il suo sangue. Inizia a scrivere, a tirare fuori il blues che ha nell’anima. Un giorno del 1989 viene a sapere che Charlie Sexton, giovane stella del rock locale, sarà in citta per un evento musicale. Vuole consegnargli una cassetta dove ha inciso alcuni suoi brani. Ma la favola acquista un finale differente. Nel locale c’è Patrick Mathé, il capo della New Rose Records, l’etichetta che portava il rock vero in Francia e in Europa. Mathé gli mostra interesse. Lui mette la mano in tasca e gli consegna il nastro. Ed è così che nasce A Crack in Time, un esordio grezzo, che profuma di polvere, bourbon e redenzione. Il disco esce nel 1990 e l’Europa si innamora di quel derelitto texano. Con noi a Jailhouse Rock l’avvocato Gennaro Santoro ci ha parlato delle ultime norme in materia di immigrazione.
ASCOLTA O SCARICA LA PUNTATA
|