Jailhouse Rock è una trasmissione radiofonica in onda su Radio Popolare, Radio Articolo 1 e Radio Città Aperta. In Jailhouse Rock storie di musica e di carcere si attraversano le une con le altre. Alla trasmissione collaborano detenuti del carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso e del carcere milanese di Bollate. Dando vita alla prima esperienza del genere, ogni settimana realizzano un Giornale radio dal carcere (Grc) in onda all'interno di Jailhouse Rock, nonché delle cover degli artisti ascoltati nella puntata. Ospite fisso, il provveditore all'amministrazione penitanziaria toscana Carmelo Cantone. Dal suo ergastolo ostativo, Carmelo Musumeci ci racconta la vita e i sentimenti della sua quotidianità nella rubrica "L'ergastolano". Alla trasmissione collaborano l'avvocato Mirko Mazzali e l'esperta di comicità e sentimenti reclusi Lucia Pistella. Ogni venerdì dalle 17.00 alle 18.00 in diretta su Radio Articolo 1. Potete ascoltare Jailhouse Rock su Radio Popolare, sulle frequenze della Lombardia e di altre radio di Popolare Network, la domenica dalle 16.30 alle 17.30. In onda anche su Controradio (Firenze) il martedì alle 22.30, su Radio Città del Capo (Bologna) il mercoledì alle 20.00, su Radio Flash (Torino) il lunedì alle 20.00, su Radio Popolare Salento la domenica alle 16.30 e su Radio Città Aperta (Roma) il lunedì alle 13.00.

Suoni, suonatori e suonati dal mondo delle prigioni.

“Un orologio digitale Timex rotto, un profilattico non usato, uno usato, un paio di scarpe nere”. È l’inizio dell’elenco dei beni che la guardia riconsegna a John Belushi prima di metterlo in libertà all’inizio del film The Blues Brothers. Alla fine l’intera band sarà di nuovo dentro a cantare Jailhouse rock, dopo aver trionfato nella propria missione per conto di Dio. Da Johnny Cash a James Brown, da Leadbelly ai Sex Pistols, da Vìctor Jara ai fratelli Righeira: suoni e suonatori, racconti di storie che in un modo o in un altro attraversano le prigioni. Il carcere di ieri e il carcere di oggi, dove capita ancora che qualcuno venga suonato.

Patrizio Gonnella
e Susanna Marietti, uniti da un lungo impegno nell’Associazione Antigone, da un matrimonio e tre figli, riempiono di suoni il carcere che da un quindicennio visitano, osservano, criticano.

 
Joe Pass PDF Stampa E-mail

Uno dei più grandi chitarristi jazz del secolo scorso, cominciò la sua carriera musicale in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti. Synanon non era un centro qualunque. Come le inchieste successive misero in luce, somigliava più a una prigione o alla residenza di una setta religiosa. Joe Pass, arrestato nel 1954 perché trovato con una rilevante quantità di eroina, all’età di trent’anni decise di rinchiudersi a Synanon, a Santa Monica in California, a pochi metri dalla spiaggia e dalla Pacific Coast Highway. Era il 1960. Vi restò tre anni. In quella strana comunità terapeutica iniziò a suonare una Fender Jaguar di proprietà del centro. Quella chitarra resterà il suo strumento anche quando tornerà nel mondo libero. Non era facile andarsene da Synanon. Lui riuscì a lasciare quel posto forse proprio grazie alla Fender Jaguar e a un disco che aveva dato notorietà alla comunità. Nel 1961 era uscito, per la Pacific Jazz Records, l’album dal titolo Sounds of Synanon, suoni di Synanon, interamente realizzato da pazienti del centro. Joe Pass aveva messo in piedi una jazz band di tossicodipendenti e alcolisti. Oggi possiamo così ascoltare la sua strepitosa chitarra jazz in decine di album.

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Mötley Crüe PDF Stampa E-mail

“Ho amato la prigione”, ha raccontato Tommy Lee, batterista della band heavy metal californiana dalle vendite stratosferiche, riferendosi ai quattro mesi trascorsi nel carcere di Los Angeles. “Pensavo che non dovevo fare interviste, non dovevo rispondere al telefono. Solo pace e silenzio totali”. Una pace e un silenzio non proprio frutto di una libera scelta. Entrato in prigione il 20 maggio 1998 per aver picchiato l’allora moglie Pamela Anderson, nella sua cella di circa cinque metri quadrati doveva necessariamente alloggiare da solo. Per questioni di sicurezza, non gli era permesso avere contatti ordinari con gli altri detenuti. Come aveva spiegato un addetto ai lavori, nessuno può picchiare una dea come Pamela senza che qualcuno cerchi di farlo fuori. “I suoi amici saranno gli scarafaggi”, aveva aggiunto. A Jailhouse Rock il regista Filippo Vendemmiati e la volontaria in carcere Antonella Prota Giurleo.

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Sud Sound System PDF Stampa E-mail

Nandu Popu è stato con noi in diretta in questa puntata dedicata al suo gruppo dei Sud Sound System, grande band reggamuffin salentina da sempre attenta ai problemi sociali. I Sud Sound System hanno portato la loro musica nel carcere di Lecce.  Nandu ha ascoltato in diretta la cover di "Bisogno d'amore" realizzata dai nostri eccezionali collaboratori musicisti del carcere di Bollate e ne è rimasto impressionato. Questa puntata di Jailhouse Rock è dedicata a Carlo Saturno, che da ragazzo nel minorile di Lecce aveva subito abusi per i quali era pronto a testimoniare in processo, ma che è morto senza poterlo fare in circostanze ancora non chiare per un lenzuolo legato al collo nel carcere per adulti di Bari.

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UB40 PDF Stampa E-mail

Gli UB40 sono stati la band che ha portato il reggae nel Regno Unito come mai prima era accaduto. L’11 maggio del 1981 moriva Bob Marley. Diciotto giorni dopo, il 29 maggio di quell’anno, usciva un album degli UB40 che conteneva One in ten, una canzone che divenne parte della colonna sonora delle rivolte di quegli anni. Nell’Inghilterra del thatcherismo chiunque poteva diventare una statistica. “Sono l’uno tra dieci, un numero in un elenco, sono l’uno tra dieci, anche se non esisto, nessuno mi conosce, anche se sono sempre là, una statistica, un promemoria di un mondo che non se ne cura”. UB40 è la ‘unemployment benefit, form 40’, il modello attraverso cui si richiedeva il sussidio di disoccupazione.

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Courtney Love PDF Stampa E-mail

È difficile che un ragazzino italiano vada a finire in galera per un classico taccheggio nel supermercato. In un caso del genere il Tribunale dei Minori si rivolge alla famiglia, in seconda battuta alla scuola e infine chiama in causa i servizi sociali. Se davvero nessuno intende farsi carico del giovane, dispone l’invio in una comunità. La galera vera e propria non entra in gioco. Negli Stati Uniti d’America invece, i ragazzi difficili o presunti tali sono trattati senza troppe sottigliezze come dei delinquenti. Courtney Love era una ragazzina difficile quando è entrata in un istituto penitenziario per minori. La futura moglie del leader dei Nirvana aveva rubato una semplice maglietta e fu mandata, quattordicenne, a svernare per qualche tempo nel riformatorio di Hillcrest, a Salem, la capitale dell’Oregon. A tutt’oggi viene considerata un’ospite assai di lusso tra coloro che hanno mai varcato la soglia di quella prigione, una sorta di fiore all’occhiello dell’istituzione, a rischio altrimenti di restare anonima. Quell’esperienza la segnò, senza tuttavia cambiarla. Lei, che aveva avuto un’infanzia e un’adolescenza turbolente, che da giovanissima aveva assaggiato anche la vita da spogliarellista, ha continuato a intrattenere relazioni pericolose con la giustizia. Tante volte sarà arrestata da maggiorenne per vicende legate ai suoi eccessi di vita. Riuscirà però a non finire mai in una galera per adulti. Con noi a Jaihouse Rock, in questa puntata dedicata a Courtney Love e al suo gruppo delle Hole, è stato Pino Foderaro, ricercatore medico nonché chitarrista dei Poottana, tribute band dei Nirvana formatasi nel 2013 e che ha suonato in vari locali di Seattle.

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Pino Daniele PDF Stampa E-mail

Il carcere napoletano di Poggioreale è uno dei più drammatici d’Italia. Forse il peggiore di tutti. I detenuti hanno passato anni e anni chiusi in cella fino a ventidue ore al giorno, trascorrendo la proverbiale ora d’aria in cortili stretti e sovraffollati, senza riscaldamento, con difficoltà a fare la doccia, senza spazi dove poter trascorrere tempo insieme, mangiando cibi freddi o malamente risaldati su fornelli adagiati nei bagni. Assistenza sanitaria scadente, poca igiene e troppe persone in ambienti fatiscenti facilitano il diffondersi di malattie spesso dimenticate nel mondo esterno. Ma quel giorno del settembre 1995 tutto questo non esisteva più. Tutto questo era dimenticato dai detenuti seduti sulle panche ad ascoltare. Tutto scompariva di fronte a lui che prendeva in mano la sua chitarra e cominciava a suonare. “Volevo stare un po' con voi, farvi conoscere più da vicino chi sono e perché scrivo canzoni”, dice. “Ho pensato che la musica, per qualche attimo, può aiutarci a scurda' 'e guaie. Allora ho detto: mo' ci vado. E vediamo che succede”. Erano circa duecento i detenuti lì riuniti. Quasi tutti giovanissimi. Urlavano, cantavano, erano insieme a lui. A lui che adesso non c’è più e che a Jailhouse Rock vogliamo ricordare così. In questa puntata di Jailhouse Rock ascoltiamo le testimonianze di Enzo D’Alò, grande regista di animazione, che in Opopomoz ha ospitato la sola colonna sonora che Pino Daniele abbia mai firmato per intero; di Antonio Bocola, regista di Fame chimica, ambientato a Milano ma pieno di Napoli e di Pino Daniele; del musicista napoletano Daniele Sepe, Ciao Pino.

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Puntata natalizia PDF Stampa E-mail

Gli auguri di Natale a modo nostro. A Jailhouse Rock ascoltiamo le canzoni più diverse che hanno cantato il 25 dicembre e quello che rappresenta. Da Johnny Cash a Bob Dylan, dai Tazenda (cantati dai nostri amici musicisti detenuti nel carcere di Bollate) a Frank Sinatra, da Elvis Presley ai Pogues. Auguri di ogni genere musicale, che raccogliamo a Jailhouse Rock per ascoltare assieme.

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Nick Drake PDF Stampa E-mail

Le canzoni di Nick Drake ti scendono dentro e non ti lasciano più. A Tanworth-in-Arden, il paese dove viveva e dove oggi è sepolto quel ragazzo morto giovanissimo e malinconico per aver ingerito troppi antidepressivi, ogni estate arrivano da tutto il mondo per il Nick Drake Gathering le persone che hanno voglia di suonare assieme per ricordarlo. Tutto è a misura sua, ricorda la fragilità e la passione di questo raffinato autore e chitarrista. Quando Jailhouse Rock è stata al Gathering, era stato preparato un braccialetto di ricordo. Attorno a un semplice filo verde era legata una piccola chitarra argentata con le sue iniziali: N.D. Invece di made in England o di made in Taiwan si leggeva “made with love”. Fatto con amore. Come quel concerto. Come il viaggio di ciascuna delle persone che erano andate là con i mezzi e con le storie più disparate. Come ogni singola nota che Nick ci ha lasciato.

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Degni di note

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